Per Brandband e Mediaticamente
Ho rifatto la home del Pastificio di Chiavenna. Non per rubartelo: per farti vedere come puoi farlo tu.
Nel tuo caso studio sul pastificio scrivi: «Non limitarsi a raccontare ciò che si produce. Ma riuscire a trasmettere la cultura, l’atmosfera e la percezione che stanno dietro al prodotto stesso.» Sono partito da lì. E dal risultato che rivendichi, che è vero lavoro: da circa 500 visite al mese a oltre 8.000 visite organiche, in poco più di un anno e mezzo.
Il Pastificio non sa niente di questa pagina: nessuno l’ha contattato.
Il materiale che hai messo insieme coi tuoi è da studio: le foto di prodotto su bianco col riflesso, i mazzi di pasta nella juta col cartellino di Carlo Moro, le sale del mulino, i due disegni a penna della pagina Azienda, quindici schede prodotto complete, le ricette firmate da chi cucina. La home rifatta usa solo quello: i fatti vengono tutti dal sito di oggi, e i testi nuovi (le righe sotto il titolo, quelle per Google, le frasi del passaggio dal chicco alla scatola) stanno in un elenco, da far approvare al cliente se la usi. Quello che pesa sulla pagina di oggi non è il progetto: è quello che le sta attorno, il Bootstrap di serie, le librerie prese da quattro siti diversi, reCAPTCHA e Analytics, due foto dei creatori servite a 4.000 e 5.000 pixel.
Il prima e il dopo, dal telefono


Con Lighthouse, l’esame di PageSpeed (dal telefono)
Lo stesso esame che rifai in un minuto su PageSpeed Insights, dove gira sulle macchine di Google e i numeri cambiano un po’ da un giro all’altro. La rete e il processore lenti li simula con un calcolo: per questo i suoi secondi non coincidono con quelli della sonda qui sotto. Due passaggi: del sito di oggi tengo il migliore, dell’anteprima il peggiore.
- Il voto delle prestazioni
- 97 su 100invece di 57
- La prima schermata (LCP)
- 2,4 sinvece di 10,8 s
Con la sonda, in una rete rallentata davvero
Apre la pagina come un telefono senza cache, col processore lento e la rete di un 4G, o di una rete lenta: tre giri, e la mediana. Il peso e le richieste li conta lei.
- La prima schermata (LCP), in 4G
- 0,7 sinvece di 3,4 s
- La stessa, in una rete lenta
- 1,9 sinvece di 16,8 s
- Il peso al primo caricamento
- 529 KBinvece di 6 MB
- Le richieste ad altri siti, per mostrare la pagina
- 0invece di 26
Misurato il 26 ottobre 2026 dalla mia macchina, col profilo del telefono: Lighthouse 12 in due passaggi, la sonda in tre giri; il sito di oggi alle 17:05 e alle 17:18, l’anteprima pubblicata alle 18:30, senza far partire la misura delle visite. L’acqua che scorre pesa 9 KB in più e arriva dopo la prima schermata, quando il telefono è libero: non entra in questi numeri.
Che cosa ho cambiato, e perché
Il fiume, che scorre davvero
Il titolo più bello del sito, «Dalla Forza del Mera, l’Eccellenza del Grano Saraceno», oggi sta in fondo alla pagina, sopra la foto di Chiavenna sul Mera. L’ho portato subito sotto il nome, e il fiume scorre: una mappa dell’acqua, disegnata a mano sulla foto, dice dove sono il fiume e la cascatella, e si muovono solo quei pixel; il paese, il ponte e le rocce restano fermi. Nessun video, nessun pixel inventato: si spostano quelli che ci sono. È il principio con cui lavoro, «feel, don’t tell»: chi arriva sente il luogo prima di leggere che è un luogo.
La prima schermata composta come il marchio
In alto la foto, dove nel marchio MORO c’è il sole con la spiga, a tutta altezza e coi colori riportati più vicino al vero (la foto di oggi ha la saturazione spinta di una cartolina); poi il frontone rosso, lo stesso cuneo che sta sopra la scritta (preso dai tracciati del loro file, non ridisegnato); sotto il tetto, il nome, grande come la scritta del marchio. Nient’altro: il motto, le due righe e i tasti stanno alla schermata dopo. Il giallo del sole è l’unico colore dei tasti, col contorno nero come nel marchio, e in ogni schermata ce n’è uno solo: «Acquista online».
La storia, disegnata dalla loro penna
Nella pagina Azienda ci sono due disegni a penna, i caseggiati Moro e il pastificio di oggi. Qui si disegnano mentre passano le date (il 1868, gli anni ’60, il 2016 dell’IGP, l’impresa storica), tratto per tratto: ho calcolato dal disegno stesso quando compare ogni tratto d’inchiostro, e la pagina li fa nascere uno dopo l’altro, come sotto la penna. Il primo per il mulino, il secondo dagli anni ’60 in poi. Sotto, le sale del mulino da scorrere col dito.
Il chicco che diventa pizzocchero, e si compra
La sezione che vende. Le loro foto di studio sono tutte su bianco, quindi su un palco bianco, coi bordi sciolti e i soggetti portati alla stessa misura, possono entrare una sull’altra come una tendina: scorrendo, i chicchi di grano saraceno sulla verza diventano la farina integrale nella sessola, poi i pizzoccheri, il piatto, e alla fine la scatola gialla, col tasto per comprarla. Ogni frase viene dal sito di oggi (la home, la pagina Prodotti, le schede), tranne quella del piatto, che descrive la loro foto; le indicazioni come «Fonte di fibre» restano come le scrive il produttore, accanto al prodotto a cui si riferiscono.
Stasera si cucina
Le cinque ricette della home, con chi le ha firmate e il formato con cui si cucinano, che porta alla sua scheda. Si scorrono col pollice: oggi sono un carosello che va da solo.
Google che sa che cosa vende
Il titolo dice quello che la gente cerca (pastificio, Chiavenna, Pizzoccheri della Valtellina IGP, grano saraceno), la descrizione non mostra più le barre rovesciate, i dati strutturati dicono chi è il pastificio, dal 1868, dove sta e quali sono le cinque famiglie; ogni immagine ha la sua descrizione, c’è un solo titolo principale e gli altri sono in ordine, e il link condiviso mostra il Mera.
La velocità
Le foto nelle misure che servono a ogni schermo, i due caratteri del sito (Libre Baskerville e Open Sans, quelli che hai scelto tu) serviti dal sito stesso invece che da Google Fonts, nessuna libreria presa da altri siti. L’unica cosa che la pagina manda fuori è la misura anonima delle visite che uso io, senza cookie, dopo che la pagina è pronta. Il confronto non è alla pari su tutto: l’anteprima non ha l’inglese, il modulo dei contatti, le schede prodotto né Analytics. Se servono si rimettono, e il conto si rifà con loro.
Tre cose, intanto, si sistemano già domani sul sito di oggi, senza aspettare il resto: il titolo della home è «MORO Pasta (IT)», e non dice né pastificio, né pizzoccheri, né Chiavenna; la descrizione per Google mostra le barre rovesciate («nell\'innovazione»); e il tasto delle ricette dice «Come si prerara».
Quanto tempo, e con che cosa
Lunedì 26 ottobre, dalle 17:03 alla pubblicazione, alle 18:00. Prima c’era stata la ricerca: un altro agente aveva scelto Brandband e il Pastificio fra le agenzie di Milano, e scritto che cosa doveva sentire chi visita il sito. Poi l’ha costruita un agente di intelligenza artificiale (Claude) che lavora con Linus, il metodo con cui lavoro: ha studiato e misurato il sito di oggi, ha scritto l’analisi e il progetto, e alle 17:40 le prime schermate di prova. Un secondo agente, che fa da regia per me, le ha giudicate prima che si disegnasse il resto, e ha chiesto due correzioni (il tasto per comprare nella prima schermata del telefono, e il passaggio fra le foto senza immagini fantasma); un terzo, che non l’ha costruita, la collauda e rilegge ogni fatto sulla fonte. Il mio lavoro sta nel metodo che seguono. Dopo la prima pubblicazione, un quarto agente, nel ruolo del direttore creativo di uno studio premiato, ha guardato gli scatti e ha risposto «A.I. di base»: il corsivo sull’ultima parola di ogni titolo, la prima schermata impilata al centro come in un tema, la foto da cartolina, il disegno che al telefono copriva le date, troppe frasi fra virgolette. Al secondo giro ha detto che non lo era più, e ha chiesto altre quattro rifiniture. Le sue correzioni sono tutte in questa versione, pubblicata alle 18:27.
Next.js, pubblicata su Vercel. L’acqua è WebGL scritto da zero, senza librerie, e arriva quando il telefono è libero: prima c’è la foto ferma, che è anche la prima cosa che il telefono mostra. La decisione di che cosa far sentire (il fiume, il frontone, il chicco che diventa scatola) l’hanno presa gli agenti col metodo, sul materiale guardato tutto. È quello che scrivi anche tu: non limitarsi a raccontare ciò che si produce.
Che cosa puoi portare al Pastificio
- Le quindici schede prodotto rifatte così, coi dati che Google legge (ingredienti, formati, valori) e il negozio dove comprarle.
- Le ricette coi dati che Google legge (tempi e ingredienti), per comparire nelle ricerche con la foto del piatto.
- La versione inglese con la stessa cura, per il 40% della produzione che va all’estero.
- Una pagina per chi compra per la grande distribuzione e per l’estero: certificazioni, famiglie e formati in una schermata.
- Il gestore dei contenuti sulla pagina stessa: ricette e prodotti li aggiorna chi li cura, senza un pannello a parte.
Se vuoi vedere come si lavora così
Giovedì 29 ottobre, dalle 14 alle 17, sono alla 24ORE Business School di Milano con chi vende siti, comunicazione e marketing alle imprese, insieme a Marco Santonocito, che costruisce prodotti digitali. Organizza Alleniamo Imprese, la scuola ci ospita.
Partecipa al corso (si apre in un’altra scheda)
Federico Vitiello
Alleniamo Imprese: formazione sull’intelligenza artificiale per le imprese
P.S.Nell’anteprima del Pastificio ci sono tre cose che quasi nessuno vede. Se le hai già trovate, le ho nascoste male; se no, apri qui.
Il fiume si tocca
Nella prima schermata della home tocca il fiume, o cliccaci sopra col mouse: l’acqua fa i cerchi dove l’hai toccata. Prova anche sul paese e sulle rocce: lì non succede niente.
PerchéLa forza del Mera, che il pastificio mette nel suo titolo più bello, non si spiega: si tocca. Ed è la prova che si muove solo l’acqua vera della foto, non un video messo sopra.
Il cartellino di Carlo Moro
In fondo alla home, nel piede, sotto il marchio, c’è il cartellino di carta col nome «Carlo Moro, Chiavenna», quello che sul sito di oggi è legato coi fili ai mazzi di pasta nella juta. Toccalo: si gira, e dietro c’è la storia in tre righe col timbro del marchio storico.
PerchéSul sito di oggi quel cartellino è una foto ferma nel piede. Qui torna a essere un cartellino, e porta scritta la storia che il pastificio racconta nella pagina Azienda.
Questo formato non c’è
Nella barra degli indirizzi scrivi per-brandband
.alleniamoimprese .it /it /prodotti, l’indirizzo dei prodotti sul sito di oggi, che l’anteprima non ha. Si apre la pagina che compare quando un indirizzo non esiste: «Questo formato non c’è.», col frontone rosso, e la strada per la sezione dei prodotti. PerchéChi arriva da un vecchio indirizzo, da un segnalibro o da Google, non trova un muro: il pastificio gli indica i formati che ci sono, e se l’indirizzo era una pagina del sito di oggi lo porta alla sezione giusta.